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Territori vaghi 1/3

Scritto da AP Postato il 23/05/2013 reportage fotografico, spazi indecisi, terreni vaghi, territori vaghi, Gilles Clément, terzo paesaggio Non ci sono commenti



 

Dopo il post di anticipazione pubblicato giovedì scorso, questo è il primo di tre approfondimenti che meglio possano spiegare cosa stia succedendo sul territorio. Qualcosa è cambiato nel rapporto tra pubblico e privato; ciò che fino a due/tre anni fa sembrava un rapporto idilliaco destinato a durare, ha generato ultimamente il fenomeno da noi chiamato “territori vaghi”. La crisi economica e il patto di stabilità hanno di fatto stravolto un sistema che fin da troppo tempo si reggeva su basi alquanto fragili.

Ma come funzionava questo meccanismo? Le Amministrazioni “concedevano” diritti edificatori ai privati, con un ritorno di oneri che permettessero la gestione e l’ implementazione dei servizi. Questo sistema del “do ut des” si perpetrava fin dal dopoguerra ed era l’ unico meccanismo che garantisse considerevoli introiti per le casse comunali.

E cosa sta succedendo adesso? Sta succedendo che sempre più spesso si vedono interi quartieri urbanizzati e che al loro interno presentano lotti abbandonati, costruzioni incomplete, complessi residenziali finiti e invenduti. Le conseguenze sono molteplici:

1- le amministrazioni hanno a carico interi quartieri nonostante siano disabitati; stiamo parlando di enormi spese annue per le illuminazioni, le asfaltature, i sottoservizi, i percorsi ciclabili e pedonali, i verdi attrezzati, i filari alberati da manutere;

2- i privati, che hanno realizzato le opere di urbanizzazione e che devono fare i conti con la crisi economica, non vendono o non costruiscono neppure (i fallimenti sono sempre più numerosi); inoltre a loro carico c’è anche l’ IMU che assoggetta ad imposta le nuove costruzioni ma anche i potenziali volumi non ancora realizzati;

3- l’ abbandono e la precarietà di questi luoghi li rende simili alle zone periferiche post-industriali delle grandi città; il degrado è evidente e quel che è peggio è che non si sa cosa succederà a questi territori che in breve tempo sono passati dall’ essere appetibili ad essere territori “vaghi”

 Quindi, come uscire da questa situazione?

La risposta più drastica e istintiva è di demolire e riportare i terreni alla vecchia funzione agricola ed ecologica; la soluzione più concreta invece va cercata nella costruzione di nuove forme di dialogo e interazione tra pubblico e privato. L’ unica certezza è che il suolo non può più essere utilizzato come merce di scambio; la domanda residenziale è ormai ben al di sotto dell’ offerta (l’ andamento demografico è negativo) e i comuni non sono più in grado di sostenere ulteriori spese di gestione dei nuovi quartieri in abbandono.

I “territori vaghi” sono perciò la fotografia di una situazione economica complessa e in caduta libera; allo stesso tempo però rappresentano un possibile campo di sperimentazione per nuove forme di collaborazione tra amministrazione pubblica, investitori privati e cittadinanza. Lo shooting fotografico è un supporto visivo che possa avvallare la nostra analisi e le nostre considerazioni riguardo questo fenomeno che ormai preoccupa progettisti, amministratori e imprese.


Shooting fotografico